Smetti di dire “vorrei” e inizia a dire “lo farò”: niente è impossibile, tutto è probabile. Una citazione di Charles Dickens

Quante cose hai nel cassetto dei “vorrei”? Un viaggio che vorresti fare, un lavoro che vorresti cambiare, una conversazione che vorresti avere, una versione di te che vorresti diventare. Sono lì da mesi, forse da anni, quelle cose. Non perché manchino le possibilità. Perché non hai ancora spostato quel pensiero dal condizionale all’indicativo. Dal “vorrei” al “lo farò”. Il 9 giugno 1870 moriva Charles Dickens e ci lasciava una frase che è rimasta attuale come se l’avesse scritta questa mattina.

citazione di Charles Dickens

Qual è la cosa più importante nella vita?

“La cosa più importante nella vita è smettere di dire ‘vorrei’ e iniziare a dire ‘lo farò’. Non considerare nulla di impossibile, ma trattare le probabilità come probabilità.”

Ci sono due parole in questa frase che fanno tutto il lavoro: “vorrei” e “lo farò”. La distanza tra le due sembra piccola: sono solo parole. In realtà è la distanza tra il desiderio e l’intenzione, tra il sogno e la decisione.

La trappola del “vorrei”

“Vorrei” è la parola più confortante e più paralizzante che esista. Confortante perché mantiene la possibilità aperta: finché dici “vorrei” puoi ancora immaginare di farlo, un giorno, quando le condizioni saranno giuste. Paralizzante perché quella possibilità aperta non si trasforma mai in azione. Il “vorrei” vive nel condizionale, un tempo grammaticale che non produce conseguenze, non richiede coraggio, non chiede niente.

Quante persone conosci che vorrebbero fare qualcosa da anni, e che te lo dicono ancora oggi con la stessa frase di tre anni fa? Che vorrebbero cambiare qualcosa nella vita, iniziare qualcosa che li appassiona, smettere qualcosa che li pesa? E quante di queste cose sono ancora lì, intatte, nel cassetto del “vorrei”, esattamente dove erano cinque anni fa, senza che niente si sia mosso di un centimetro?

Charles Dickens aveva visto questa dinamica nei suoi personaggi, e nella vita intorno a lui. Aveva capito che il problema non era la mancanza di desiderio. Il problema era il verbo sbagliato.

La differenza del “lo farò”

“Lo farò” è diverso. Non perché sia magico, ma perché è un impegno. Anche solo detto a se stessi, in silenzio, sposta qualcosa. Crea un contratto interno che il “vorrei” non crea. Non garantisce che succederà; la vita è imprevedibile e gli ostacoli reali esistono. Ma crea una direzione, una postura diversa di fronte alle difficoltà.

Trattare le probabilità come probabilità

Questa è la parte della frase che si nota meno, ma che è forse la più precisa e la più onesta. Charles Dickens non dice “niente è impossibile” nel senso vuoto e ottimista di chi non ha mai incontrato un vero ostacolo. Dice qualcosa di molto più utile: trattare le probabilità come probabilità. Non come certezze, non come garanzie. Come probabilità: cose che potrebbero accadere se ci si lavora sopra con intenzione e con costanza.

Quella distinzione ridimensiona l’impossibilità senza mentire sulla difficoltà reale del percorso. È onestà motivante, non entusiasmo vuoto.

Inizia con una cosa sola

Non devi svuotare il cassetto dei “vorrei” tutto in una volta, sarebbe impossibile e controproducente. Scegli una sola cosa, non la più grande, non la più impressionante. La più piccola, quella che ti pesa di più da troppo tempo, quella che rimandi con la scusa che non è il momento giusto. E cambia il verbo. Non domani, adesso. “Lo farò.”

Poi fai un passo concreto, anche minuscolo, anche solo una telefonata o una ricerca su internet o scrivere una cosa su un foglio, nella direzione di quella cosa. Dickens non prometteva che sarebbe stato facile. Prometteva che il cambiamento di quella parola era il primo passo, e che il primo passo è quello che conta di più.

Charles Dickens è stato un romanziere inglese, autore di Oliver Twist, Grandi speranze, David Copperfield e Canto di Natale. Aveva fatto dell’osservazione dell’essere umano nella sua contraddizione il centro di tutta la sua opera, ed è ancora oggi uno degli autori più letti e più amati nella storia della letteratura.

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