Il 31 luglio 1784 è morto Denis Diderot, filosofo, scrittore, critico d’arte, romanziere, enciclopedista francese, codirettore insieme a Jean le Rond d’Alembert dell’Enciclopedia o Dizionario ragionato delle scienze, delle arti e dei mestieri. Una delle menti più vivaci, più curiose, più inclini al paradosso e più irriverenti dell’Illuminismo europeo. Tra le tantissime cose che ha scritto e pensato nel corso di una vita intellettuale straordinariamente ricca c’è questa osservazione – breve, precisa, costruita su un’immagine sola, universalmente riconoscibile – su uno dei fenomeni più comuni e più frustranti dell’esistenza sociale. E sono sicura che ti riconoscerai anche tu in questa frase, perché almeno una volta nella vita, è capitato anche a te.

Il momento in cui arriva la risposta perfetta
“La battuta spiritosa viene in mente solo dopo, quando già si scendono le scale.”
In francese, l’espressione originale è l’esprit de l’escalier (lo spirito della scala). È diventata un’espressione idiomatica così precisa che molte lingue la usano direttamente in francese, perché non c’è un modo altrettanto compatto di dire la stessa cosa. Il momento in cui la risposta perfetta arriva: quando è già troppo tardi per darla.
Il momento sbagliato
La scena che Diderot descrive è universale e immediatamente riconoscibile: si è in una conversazione, qualcuno dice qualcosa che meriterebbe una risposta brillante, pungente, perfettamente calibrata, e nel momento esatto in cui bisognerebbe rispondere la mente non trova niente di adeguato, o trova qualcosa di mediocre, di impreciso, di non abbastanza buono per quello che la situazione richiedeva.
Si va avanti nella conversazione con qualcosa di approssimativo. Si saluta, si prende il cappotto, si esce. Si scende le scale. E poi, a metà scala o già fuori dalla porta, arriva. La risposta perfetta. Esattamente quella che avrebbe cambiato il tono e il registro di tutta la conversazione, che avrebbe detto precisamente quello che si voleva dire. Arriva quando non serve più, quando non c’è più nessuno ad ascoltarla.
Questa esperienza mi capita quasi sistematicamente dopo le occasioni pubbliche per me importanti. La domanda difficile, la risposta che do, e poi, tornando a casa in macchina, la risposta che avrei voluto dare, quella più precisa, più vera, più bella. Diderot l’ha nominata nel Settecento e non è cambiato niente.
Perché accade
Il fenomeno ha una spiegazione psicologica abbastanza chiara una volta che la si conosce. Sotto pressione sociale – nella conversazione in tempo reale, con qualcuno che aspetta la risposta, con il contesto che richiede di produrre qualcosa di adeguato in fretta – la mente attiva i meccanismi cognitivi di risposta rapida e di elaborazione superficiale, non quelli di elaborazione profonda e creativa che producono le risposte migliori.
L’elaborazione profonda e creativa arriva solo dopo, quando la pressione sociale è caduta, quando non c’è nessuno che aspetta, quando la mente può lavorare in libertà senza dover produrre output immediato. È la stessa ragione per cui le idee migliori arrivano sotto la doccia o mentre si passeggia: non perché l’acqua calda o il movimento illuminino di per sé, ma perché si è finalmente soli con il proprio pensiero senza dover rispondere a nessuno in tempo reale.
L’umorismo come osservazione
Diderot non stava lamentandosi del fatto che non gli venivano mai le battute giuste al momento giusto. Stava osservando un fenomeno con la stessa precisione e lo stesso distacco che applicava a qualsiasi altro fenomeno naturale o sociale. E l’osservazione ha quella qualità specifica degli aforismi migliori: è così precisa e così economica nella sua descrizione che chiunque la legge riconosce immediatamente la propria esperienza come se fosse stata scritta per lui. Non consola: illumina. Nomina qualcosa che si sapeva già, ma che non si era mai sentito nominare con quella precisione. E illuminare, nominare con esattezza, è già abbastanza.