Alcune frasi fanno ridere al primo ascolto e poi, dopo qualche secondo di elaborazione, fanno pensare con una precisione che non ci si aspettava. Questa è perfettamente in quella categoria. George Bernard Shaw aveva il dono raro e preciso di dire cose molto scomode in modo talmente elegante e divertente che si rideva di gusto prima di capire di essere stati colpiti in modo piuttosto preciso.

Le cose belle della vita
“Le cose belle della vita o sono immorali, o sono illecite, o fanno ingrassare.”
La struttura è quella del sillogismo comico costruito con la precisione di un matematico: tre categorie che sembrano esaustive, ognuna delle quali esclude le cose belle dalla zona del lecito e del moralmente accettabile e del fisicamente prudente.
Non c’è una quarta categoria in cui le cose belle siano simultaneamente morali, lecite e dieteticamente approvate: George Bernard Shaw la chiude deliberatamente. Come se volesse dire: se stai godendo davvero di qualcosa in modo intenso e soddisfacente, stai probabilmente violando una norma morale condivisa, una legge applicabile, o i consigli del tuo medico di base. E spesso tutti e tre insieme.
Il piacere come problema
George Bernard Shaw stava osservando qualcosa di molto preciso nella cultura puritana e moralista della sua epoca vittoriana ed edoardiana, e che non ha smesso di essere attuale in nessun modo nel corso degli ultimi cento e passa anni. Il piacere è sistematicamente categorizzato come sospetto nella cultura occidentale, in modi che cambiano forma, ma non cambiano sostanza.
Se qualcosa fa davvero bene, se è davvero piacevole in modo intenso, se procura un godimento che non richiede di essere giustificato, qualcuno troverà quasi certamente una ragione per dichiararlo pericoloso per la salute, immorale per i valori, o almeno vietato dalla dieta.
Non si può non pensare, leggendo questa frase, a quante cose semplici e belle nella vita quotidiana vengono sistematicamente caricate di senso di colpa senza che nessuno lo abbia deciso esplicitamente. Il cibo che si ama troppo e che si dovrebbe moderare. Il riposo che sembra ozio non guadagnato. Il piacere del non-fare che sembra egoismo. G. B. Shaw li mette tutti nella stessa categoria con una precisione ironica che non invecchia, perché descrive qualcosa di strutturale.
L’ironia come diagnosi
George Bernard Shaw non stava celebrando l’immoralità o l’illecito. Stava diagnosticando con l’ironia una cultura che vede nel piacere qualcosa di fondamentalmente sospetto, e che quindi categorizza quasi tutto quello che è davvero piacevole come problematico in qualche modo. Quella diagnosi era precisa nel 1890 ed è precisa adesso, forse ancora di più.
Il senso di colpa che accompagna sistematicamente il piacere – il cibo amato, il riposo non pianificato, il tempo non produttivo, la gioia che non si sente di aver “guadagnato” – è una delle cose più comuni e più silenziose della vita contemporanea. G. B. Shaw la vede e la nomina con tre parole che fanno ridere perché sono vere.
Cosa fare con questa frase
Non è un invito all’irresponsabilità morale o sanitaria. G. B. Shaw era tra l’altro un convinto vegetariano, un sostenitore di stili di vita sani e un riformatore sociale molto serio nelle sue posizioni di fondo. È invece un invito a guardare con un po’ di distanza ironica il sistema culturale che classifica il piacere come sospetto, che trasforma ogni godimento in un problema da giustificare. E soprattutto: a godere delle cose belle della vita con un po’ meno di quel senso di colpa silenzioso che accompagna quasi ogni piacere nella vita contemporanea.
George Bernard Shaw è stato un drammaturgo irlandese, critico musicale e teatrale, polemista, saggista, Premio Nobel per la Letteratura nel 1925, autore di Pigmalione – da cui è nato il musical My Fair Lady -, Santa Giovanna, Candida, Il maggiore Barbara e di numerose altre opere teatrali che hanno tenuto il palcoscenico in tutto il mondo per più di un secolo. Ha usato l’ironia, il paradosso e la provocazione come strumenti principali di analisi sociale, politica e morale per tutta la durata della sua lunghissima carriera.
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