Se nella vita non ti rendi conto di stare alla stazione, i treni passano e non li vedi: una citazione di R. Bruzzone

Quante persone trascorrono la vita lamentandosi di aver perso il treno giusto? Tante. Forse troppe. È una delle giustificazioni preferite: dare la colpa al destino, alla sfortuna o ai tempi sbagliati è decisamente comodo perché sposta la responsabilità altrove. Ma se il problema non fosse aver perso il treno? Roberta Bruzzone ribalta completamente questa convinzione con una riflessione tanto semplice quanto incisiva, invitando a guardare la realtà da un punto di vista che mette in discussione una delle scuse più diffuse.

treni passano

La vita non è un problema di treni che passano

“La vita non è tanto un problema di treni che passano, non è tanto un problema del perdere un treno, ma il rendersi conto di stare alla stazione, perché se non ti rendi conto di stare alla stazione di treni ne passano tanti ma non ne vedi.”

Roberta Bruzzone smonta l’idea che il più grande dramma sia lasciarsi sfuggire un’opportunità. Da sempre si sente ripetere che bisogna essere veloci, cogliere l’attimo, non farsi superare dagli altri. Sembra quasi che la vita sia una gara di velocità in cui vince chi riesce a infilarsi sul primo vagone disponibile. Ma è davvero così? La sua metafora suggerisce un’altra verità: il problema non è il treno che parte, bensì le persone che non si accorgono di trovarsi nel luogo da cui potrebbero scegliere una direzione.

È un’immagine che colpisce, vero? Riesce a descrivere una condizione diffusissima: quella di chi attraversa le giornate con il pilota automatico inserito, lamentandosi della sfortuna senza fermarsi un istante a osservare ciò che gli accade intorno. E c’è una sottile ironia in tutto questo. Si passa il tempo a dare la colpa agli orari, ai ritardi, al destino o agli altri, quando magari il vero problema è che si è rimasti seduti sulla panchina della stazione con lo sguardo incollato ai propri alibi. I treni arrivano, aprono le porte e ripartono. La vita fa il suo corso. È chi non alza mai gli occhi a convincersi che non sia passato proprio nulla.

La consapevolezza cambia ciò che gli occhi riescono a vedere

La metafora della stazione non parla soltanto di occasioni lavorative, incontri fortunati, grandi svolte esistenziali o sentimentali. Racconta anche qualcosa sulla capacità di essere consapevoli del momento che si sta vivendo. Chi sa di trovarsi in una fase di cambiamento diventa inevitabilmente più attento ai segnali, alle possibilità e persino agli imprevisti. Chi, invece, vive con la testa e i piedi tra le nuvole, rischia di trasformare qualsiasi cosa in un’occasione persa.

È quasi un gioco crudele della mente. Le opportunità raramente si presentano con il cartello luminoso che annuncia il loro arrivo. Molto più spesso indossano i panni della fatica, della rinuncia o della scelta che mette a disagio. Eppure, si preferisce raccontarsi che “non era il momento giusto”. Una scusa che permette di archiviare qualsiasi responsabilità senza troppi sensi di colpa. Del resto è molto più comodo pensare che il treno sia passato troppo in fretta piuttosto che ammettere di non aver mai guardato il tabellone delle partenze.

Anche la vita, caro lettore, sa essere ironica: mentre ci si lamenta della mancanza di opportunità, spesso si ignorano quelle che bussano ogni giorno, semplicemente perché non corrispondono all’idea perfetta che ci si era costruiti. E così, senza quasi accorgersene, si finisce per confondere la prudenza con l’immobilità e l’abitudine con la sicurezza.

La differenza la fa chi sceglie di alzare lo sguardo

Cosa ti ha lasciato questa citazione? A che me la vita non invita a salire su qualsiasi treno per paura di perdere qualcosa, perché anche questa sarebbe una forma di inconsapevolezza. Invita, piuttosto, a riconoscere dove ci si trova, quali possibilità si hanno davanti e quale direzione si desidera prendere. Perché chi è presente può decidere, ma può anche sbagliare, cambiare idea o scendere alla fermata successiva.

Chi invece resta distratto dalle proprie paure o dalle proprie giustificazioni, rinuncia persino al diritto di scegliere. È questa la vera sconfitta. Non il treno che si allontana, ma la rinuncia a vedere che ce n’erano molti altri. La vita continuerà a mettere davanti nuove partenze e nuove possibilità. Alcune saranno quelle giuste, altre porteranno altrove. Fa parte del viaggio: ma nessun cambiamento può iniziare se prima non si ha il coraggio di alzare lo sguardo e riconoscere di essere già alla stazione. Perché il destino, spesso, non è così cinico come piace raccontare. È l’abitudine a vivere senza attenzione che riesce nel capolavoro più beffardo: far credere che non esistano occasioni proprio mentre stanno passando davanti ai nostri occhi.

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